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lunedì 28 febbraio 2011

Scrivere: qualche citazione

Trascrivo qui di seguito alcune belle frasi, rinvenute proprio in questi giorni sul Web. Forse nel significato c'é tra di loro una sottile dialettica, forse no. Di sicuro mi paiono incisive...

“[parlo] di quelle prime ore mattutine in cui tutti dormono, tranne i pescatori che prendono il largo; delle cicogne di cui tutta la città si accorge verso l’autunno, mentre passano sopra il Bosforo e le isole, in arrivo dai Balcani e dall’Europa per andare a sud…”
Orhan Pamuk

“Come ha detto qualcuno, le storie capitano solo a chi le sa raccontare.
Analogamente, forse, le esperienze si presentano solo a chi è capace di viverle.
Ma questo è un punto controverso, non ne sono sicuro.”
Paul Auster - Trilogia di New York

"Se hai una storia, non è difficile raccontarla."
Ernest Hemingway

“Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto.”
Italo Calvino

"La felicità dello scrittore è il pensiero che riesce a diventare completamente sentimento, è il sentimento che riesce a diventare completamente pensiero."
Thomas Mann

“E’ l’ignoto che abbiamo dentro: scrivere vuol dire questo. E’ questo o niente. La scrittura è l’ignoto. Prima di scrivere non si sa niente di ciò che si sta per scrivere. Se si sapesse qualcosa di quello che si scriverà, prima di farlo, prima di scrivere, non si scriverebbe. Sarebbe inutile.”
Flannery O’Connor

martedì 22 febbraio 2011

Continua ...


Sì, molte cose che vado a raccontare mi stanno proprio capitando sulla passeggiata a mare di  Bordighera di cui ho parlato l'ultima volta, che darò d'ora innanzi spesso per scenografia scontata, ma di cui non avevo fornito la visuale lato Ventimiglia/Francia. Sopperisco subito con una fotografia "vintage", la cui presa di possesso chiarisco tra breve, e l'accompagno con un'altra, indubbiamente ... più recente, ma di modesta fattura tecnica, proveniente com'é dalla ... mia produzione.

Il fatto é che, viste su Facebook le fotografie dei pescatori locali risalenti al 1880 di cui ho già qui dato notizia, un amico si é subito premurato di dirmi che mi avrebbe mandato una serie di immagini anch'esse storiche, con annessa licenza di ampia pubblicazione. E così é subito stato.

Si era intanto convenuto che quelle fotografie di pescatori sono più uniche che rare.
Ventimiglia, Marina  San Giuseppe negli anni '20
Discorrendone qualche giorno dopo con un altro amico, ne ricevevo il caldo invito a pubblicare subito anche queste ultime, accompagnato dalle scherzosa considerazione che doveva essere un ventimigliese (il sottoscritto é pur sempre in ambito "bordigotto" considerato tale!) a svolgere un po' di spicciola divulgazione storica locale. Sorvolo su fugaci incontri, che hanno anche interrotto salutari corsette, e su scambi di email con corrispondenti lontani, relativi sempre all'argomento, per sottolineare che casualmente su quella passeggiata mi sono infine trovato a discorrere un'altra volta con il fotografo all'origine di tutta questa vicenda, che non abita esattamente dalle nostre parti, ma che, dopo avermi promesso altre immagini, mi ha finalmente concesso di citare il suo studio professionale: cosa che farò su qualche socialnetwork, a questo punto.
Ventimiglia, scorcio d'epoca dei Giardini Hanbury





Insomma, sempre più mi accorgo che mi intriga parlare di fatti curiosi e di persone simpatiche, quali tante si trovano ancora, e, certo, se possibile, anche di uomini dal vissuto significativo: a questo mi hanno portato e mi portano, credo, memorie passate e presenti attenzioni.

D'altronde, non si era proprio qui convenuto qualche tempo fa che scrivere (anche senza tante pretese) é già di per sé bello?
Una Bordighera d'antan ripresa da una collina della vicina Vallecrosia



venerdì 18 febbraio 2011

Passeggiando lungo il mare

Passeggiando lungo il mare, mi guardo ben bene intorno, ma incontro anche diverse persone con cui scambiare le tradizionali quattro parole. Il panorama verso la parte di confine di Ventimiglia e la Costa Azzurra é notevole ed invero anche in tutt'altra direzione le colline e le montagne, così come dal basso - non certo a dimensione intera - possono essere scorte,  conservano un certo loro fascino. Il tutto rappresenta un po' i miei luoghi, che cerco di vivere scevro da enfasi particolare, pur sapendo che molti artisti, grandi o minori non importa, li hanno a più riprese immortalati. Del resto, una volta di più mi viene da ripetere che ogni posto, se osservato attentamente, può suscitare trasporto verso la storia e la cultura.

Con buona visibilità, non però quella degli ultimi giorni, forieri di una pioggia poi infine arrivata, si possono infatti intravvedere alte cime delle Alpi Marittime che scorrono in lontananza. Il nuovo raccordo di pista pedonale tra Bordighera e, ad ovest, Vallecrosia, offre la possibilità di nuovi, ancorché striminziti scorci, a chi, come il sottoscritto, in oggi preferisce non staccarsi troppo da dove battono le onde.
La nuova passeggiata a mare Bordighera-Vallecrosia

La nuova strada (non ancora ben nota e, per una curiosa coincidenza, proprio l'altra sera ho salutato per telefono un vecchio "commilitone" di Ventimiglia dei tempi della vendemmia in Francia, in quel momento in visita ad un comune amico di Parma, dandogli nell'occasione ragguagli in merito) induce invero nuovi visitatori da tutta la zona, compresi gli abitanti di Bordighera, che hanno da tempo ed in genere ampiamente trascurato la loro vecchia bella passeggiata, quasi riservandola a quel certo congruo numero di turisti, i "foresti", per lo più pensionati, normalmente registrabile tutto l'anno. Di qui la possibilità, specie di domenica, di tanti scambi, non solo di saluti, ma anche di racconti che, inevitabilmente, traggono spunto e dal mare e dal panorama.

Mi risulta, poi, più congeniale seguire questo nuovo tragitto per sbrigare, se così si può dire, faccende di vario tipo. Ad esempio passare a salutare nel vicino comune amici nel circolo dove giocano a carte, prestazione cui da tempo mi sottraggo, perché pur amando lo scopone, la mia inveterata distrazione mi dissuade dal portare a sconfitta certa persone a me care o simpatiche. Ma può capitare che, di affabulazione in affabulazione, faccia perdere a qualcuno il turno al tavolo o ad altri di ritardarne il preventivato ritorno a casa.

Mentre me ne guadagno, io indigeno con abitudini pervicacemente da cittadino, tra le altre, nuove informazioni su quel paesaggio collinare e montuoso che mi sono riguardato colà pervenendo, ivi comprese nuove tacite indicazioni su limitrofi, ma impervi punti panoramici, che so già difficilmente andrò a salire.

O ne riporto altre notizie, che mi confermano quanto già sentito putacaso da altro conoscente proprio deambulando su quel pezzo di litoranea, circa i danni che la proliferazione dei cinghiali provoca nel nostro immediato entroterra, anche con la devastazione di vigne del pregiato vino Rossese e con il crollo di tanti secolari muri a secco, che forse nessuno é più in grado di ricostruire.

Ed ora, passeggiando comodamente lungo il mare, in poco più di mezz'ora mi ritrovo da casa alla  foce del torrente Nervia, confine orientale di Ventimiglia, ma soprattutto in quel punto oasi naturale che merita ben altra penna della mia per una degna descrizione. Nella zona circostante il sottoscritto, ed ancor più la famiglia, ha abitato a lungo, ma, fattore ancora più importante, si sono svolte vicende di rilievo storico, di cui la più nota, ma non l'unica, é attestata dagli scavi archeologici e dal teatro della Ventimiglia (IM) di epoca romana.

Foce del torrente Nervia


lunedì 7 febbraio 2011

Parlando con un amico


Qualche giorno fa, assistendo ad un'interessante conferenza pubblica in cui era relatore, ho incontrato dopo qualche mese un caro amico, ben più anziano (spero non me ne vorrà!) di me, con il quale ho avuto modo di conversare prima e dopo quell'appuntamento. Già avevo minacciato scherzosamente di fare riferimento a lui in qualche mio post, dato che nell'attesa dell'inizio dell'evento mi aveva tirato in ballo di fronte ad altri amici e conoscenti per via delle coloriture umoristiche con cui andavamo non molti anni fa a dipingere, ormai stanchi, nei viaggi di ritorno certi personaggi e certe situazioni visti per motivi professionali in Costa Azzurra. Ma forse subito non aveva afferrato il senso della mia battuta, tanto da rimanere dopo stupito a fronte di qualche accenno alle mie attuali incursioni su Internet, probabilmente perché si ricordava di un mio uso del Web solo per lavoro, che tra l'altro l'aveva trascinato ad una collaborazione attiva per molte operazioni.

Senonché mi è arrivata abbastanza presto via email da parte sua una discreta mole di documentazione, di cui, la parte più significativa consiste senza dubbio nelle fotografie di pescatori in Arziglia di Bordighera, ritratti nel 1880 dal grande fotografo Alfred Noack, il cui archivio era andato distrutto in un incendio poco tempo dopo la medesima ripresa: in questa occasione, avendone l'autorizzazione, ne pubblico due.

Con l'abbinamento oggettivo di considerazioni, che già gli conoscevo, da lui esposte in pubblico quel giorno sul valore della conservazione di testimonianze locali, con il tacito invito a far conoscere altro materiale da lui indicato ed anche fornito, quale la traduzione di rare pubblicazioni inglesi di fine '800 riguardanti la botanica delle due Riviere, le stimolazioni  a scrivere qualcosa su questa nostra zona di frontiera non mi possono certo venire meno, a fronte altresì del fatto che non passa giorno, potrei dire, in cui  non venga ad apprendere qualcosa di vicende, di curiosità, anche di aspetti geografici, tutti a mio parere significativi. Come se da queste parti liguri ci fosse una miniera non ancora completamente scavata dai tanti pur autorevoli autori, non ultimi alcuni egregi blogger. Ed io, incauto, mi ci avvio sempre più dentro.

Il mio amico, che pur cura ancora diversi siti a forte impronta culturale, ha colto oggi l'occasione di una email, dovuta a motivi tecnici, per sottolineare l'importanza della discussione viva con le persone come fattore prioritario, trovando oggettivamente in me una porta aperta. E' un aspetto, quest'ultimo, che merita altre considerazioni. Che cercherò altre volte di svolgere. Di sicuro, forse in conseguenza di pregresse esperienze sul campo, non amo molto parlare di politica, anche in senso largo, se non in un rapporto diretto con gli interlocutori, pensando oltrettutto che dovrebbero esserne protagonisti donne e uomini più giovani di me.
Ventimiglia, zona di Grimaldi

Panorama da Colle Melosa, Pigna (IM)


lunedì 31 gennaio 2011

Hammett, Dashiell Hammett

Fonte: Wikipedia
Qualche riga su Dashiell Hammett (al secolo Samuel Dashiell Hammett) può risultare, spero, significativa per diversi aspetti.

Hammett é soprattutto noto per il romanzo "Il falcone maltese", da cui venne tratto un film, in italiano "Il mistero del falco", del 1941, diretto da John Huston e interpretato come attori principali da Humphrey Bogart e Mary Astor, ma del cast a me personalmente é gradito ricordare Peter Lorre, già attore prediletto in Germania dal grande Fritz Lang. 

Si intende comunemente che da Hammett discenda la Hard-Boileid School, la genia, insomma, dei duri investigatori privati: nel senso di dignità letteraria é senz'altro così, ma sul piano storico le storie violente, prese dalla strada, erano già approdate, benché con stile ancora fumettistico, su riviste già molto diffuse negli anni '20 in America, destinate ad essere ben presto definite pulp magazine, riviste sulle quali Hammett fece congruo esercizio una volta lasciata (anche perché ne vedeva tante azioni criminose) la Pinkerton, storica agenzia di investigazioni.

Hammett scriveva bene. E lo dimostrò in un ristretto numero di opere, tra cui spiccano quelle con protagonista un dipendente, persona di mezza età senza avvenenza fisica, della Continental, sin troppo trasparente riferimento alle sue pregresse esperienze nel ramo. Ma con "L'uomo ombra" (così in italiano) introdusse sulle scene, anche di due film interpretati da Myrna Loy e William Powell, una coppia di brillanti coniugi, investigatori loro malgrado.

Molto ci sarebbe da dire, più ci penso, sull'autore Hammett, cui volle dedicare un preciso omaggio il suo primo degno emulo, quel Raymond Chandler che fu l'inventore di Philip Marlowe, il private eye per antonomasia, ma vorrei fare altre osservazioni.

Anticipo che mi sembra un degno rappresentante, anche se fu lui stesso giocoforza un self made man, dell'altra America, quell'America che non pratica il culto cieco e fanatico del successo individuale ad ogni costo, così foriero in quel grande paese di ogni più bieco conservatorismo, per non dire peggio. Fu costretto dagli amari casi della vita a lavorare alle dipendenze della Pinkerton, ai suoi tempi specializzata nella prezzolata repressione violenta degli scioperi, in cui probabilmente non fu coinvolto, ma che dovette pur conoscere. Al fronte nella prima guerra mondiale contrasse la tubercolosi, che lo avviò quasi di sicuro all'alcolismo. Andò volontario nel secondo conflitto e gli affidarono la redazione di un giornale dell'esercito. Fu vittima del maccartismo proprio nel momento in cui si era riuscito a liberare da quel vizio. Ironia della sorte é sepolto, in quanto veterano di due guerre, al cimitero nazionale di Arlington.

Fu compagno di vita di Lillian Hellman, l'autrice di "Piccole volpi", che tornò per gli ultimi anni prima della morte, avvenuta nel 1961, a soccorrerlo ormai povero, perché spogliato per rappresaglia dal fisco,  e che credo sia stata l'erede della maggior parte dei suoi diritti letterari. Lego a questa tormentata storia d'amore la sottolineatura di un bel film del 1977 di Fred Zinnemann, "Giulia", basato sul romanzo "Pentimento", appunto della Hellman, dove la protagonista (interpretata da Vanessa Redgrave), amica di Lillian (Jane Fonda), é destinata consapevolmente, nonostante il tentativo di dissuasione anche di Hammett (un magnifico Jason Robard, fisicamente molto somigliante), a scomparire nell'inferno nazista

Gore Vidal ha scritto il romanzo noir "Hammett", nel quale Dashiell, non ancora autore affermato, vive di stenti e di pericoli. Altri, mi pare, si sono cimentati a scrivere di lui. Un romanziere italiano fa persino incrociare in un breve racconto un Hammett, ancora alle dipendenze della Pinkerton, con quel Roscoe "Fatty" Arbuckle ormai sull'orlo del precipizio del suo tragico destino. Quest'ultimo, grande comico del cinema muto (qualche mese fa su Youtube sono andato a verificare quanto fosse bravo), era stato accusato di uno spaventoso delitto a sfondo sessuale - ma forse la donna del cui oltraggioso assassinio fu incolpato morì invece di peritonite -: nonostante l'assoluzione, venne condannato all'ostracismo, per finire di lì a pochi anni, come sostenne Buster Keaton, unico suo vero amico, a morire di crepacuore. 

A rileggere oggi Hammett si avverte talora il trascorrere del tempo per quanto concerne le trame, ma la forza delle sue innovazioni letterarie, per non dire della sua pura classe, rimane a mio avviso intatta. Ci ha lasciato anche, a guardare bene, un vasto affresco storico della vita sociale e della civiltà materiale dell'America degli anni '20 e '30: vorrei solo fare l'esempio del proibizionismo e dell'immigrazione clandestina dal Messico, già esistente all'epoca. E' stato anche un attento osservatore di uomini, quasi un forgiatore di aforismi. E' appena stato pubblicato in Italia, insieme ad altri, l'ultimo suo racconto, incompiuto, "Tulip": il narratore, anonimo, ma scrittore affermato prima di finire in galera per un reato non precisato, descrive la difesa della propria libertà creativa da anni di insistenze, inascoltate ed eluse, di questo strano Tulip che pretende di imporgli almeno una certa storia personale.


Non scrisse poi tanto, Hammet, ma non posso circoscrivere la sua attività di romamziere solo ai titoli sin qui citati, per cui aggiungo almeno un semplice riferimento alla figura dell'investigatore privato Continental Op, questa sì molto basata sui trascorsi professionali dell'autore in seno alla Pinkerton.




martedì 25 gennaio 2011

Giornata della Memoria

Giovedì mattina a Sanremo (IM) si tiene la conferenza "Impossibile sfuggire": la Shoah a Nizza e in Riviera", di cui sono relatori Jean Louis Panicacci e Paolo Veziano.

Nel pomeriggio della stessa giornata a Ventimiglia (IM) si svolge l'incontro pubblico "Il dramma della Shoah e la deportazione in Provincia di Imperia", nel quale sarà ancora conferenziere  Paolo Veziano.

Stralcio dalla presentazione ufficiale di quest'ultimo evento:
"Nell’affrontare il tema della Shoah, Paolo Veziano intende superare l’approccio storiografico, senza limitarsi a offrire una visione numerica dello sterminio, ma riportando alla dimensione di persona ciascuno dei 6 milioni di ebrei, vittime della persecuzione.
In un cammino a ritroso, lo storico parte quindi dalla ricostruzione dei luoghi teatro della pianificazione dei campi di sterminio nazisti, per giungere fino alle drammatiche vicende di persecuzione consumate in provincia di Imperia. A testimonianza di come la fatalità e pochi istanti possano cambiare il destino di una vita, il ricordo si concentra sulla vicenda della famiglia Bassi, nota in città per l’attività commerciale e per le opere benefiche. Arrestati dalla polizia italiana, padre e figlio sono stati deportati ad Auschwitz, da dove non hanno più fatto ritorno. La madre, casualmente scampata all’arresto, ha invece trovato protezione presso il parroco, avendo salva la vita.
Soltanto di recente, una lapide commemorativa posta dalla pubblica amministrazione nel cimitero israelitico della Foce, a Sanremo, ha permesso di inserire ufficialmente la vicenda nella memoria collettiva della città.
Il percorso di ricostruzione e di recupero della memoria è necessario per comprendere la complessità dell’essere umano e i meccanismi dietro cui si celano i comportamenti umani, spesso imprevedibili e che fanno di ognuno di noi un potenziale persecutore o un eroe.
"

Ho atteso il comunicato ufficiale per dare notizia della seconda iniziativa, di cui, a differenza della prima, già sapevo, quale piccolo, personale, contributo alla Giornata della Memoria. Non dovrei aggiungere altro, perché si commentano da sole come alto valore di testimonianza attiva. Da modesto cronista, ho accennato talora a queste pagine di storia tragicamente vissute in provincia di Imperia, che invece hanno trovato chi degnamente e compiutamente ha saputo riscriverle per consegnarle a ricordo imperituro.

Ho avuto il piacere di rivedere Paolo Veziano in occasione della recente presentazione a Vallecrosia del libro (a questa data ancora solo in francese) "L'occupazione italiana del sud-est della Francia", del professore, per l'appunto, Panicacci, opera che affronta anch'essa alcuni drammatici aspetti della persecuzione degli ebrei, avvenuti a cavallo della lunga frontiera alpina tra Italia e Francia.


mercoledì 19 gennaio 2011

Dei romanzi

Ebbene, sì, non ho resistito alla tentazione. Imbattutomi nell'odierno articolo di Umberto Eco su "la Repubblica", mi sono fatto prendere dall'impulso di segnalarlo semplicemente per una lettura critica. Il noto autore parla, invero, di capolavori della letteratura, ma a me piace aggiungere, o, meglio, implicitamente suggerire, ulteriori sfumature al discorso in questione. Si può, e si deve, discutere Eco, al pari di ogni tema significativo del nostro orizzonte civile, morale  e culturale, ma , a mio parere, rimane il fatto della sua grande erudizione, delle sue doti di affabulatore, dei suoi intenti di divulgatore e della sua capacità di essere sempre provocatore in termini costruttivi. A me ha procurato, comunque, una personale soddisfazione con la sottolineatura da lui rimarcata al romanzo poliziesco: anche se avrei da eccepire su una certa sua indistinta parziale sottovalutazione.